
Per sopperire a carenze strutturali, si filtra l’accesso ad alcune facoltà universitarie attraverso un test di ammissione. Poi si scopre che superare questo test, già in sé discutibile, in alcune università richiede un altro filtro: la raccomandazione, non sempre a pagamento. Alla vigilia di una manifestazione contro il numero chiuso, Michele da Napoli mi ha scritto questa lettera.
Caro Piero
è la seconda volta che ti scrivo, sullo stesso tema.
Ieri io, Marco, Valerio e Andrea abbiamo girato per tutto il centro di Napoli ed abbiamo diffuso un volantino contro l’università a numero chiuso. Non mi sarei mai aspettato di incontrare così tanto consenso nella gente, per strada. Fermavamo interi gruppi, i quali ci ascoltavano con interesse e facevano domande. Centinaia di persone si fermavano per leggere, per capire. Altre ci avvicinavano di loro spontanea volontà. Sulla via del ritorno, con mia immensa sorpresa, non abbiamo trovato neanche un volantino gettato per terra. Neanche uno!
Alla notizia che c’è una petizione in rete, che si può firmare, che si può essere partecipi ed attivi in questa battaglia, l’interesse delle persone si faceva più vivo.
Noi abbiamo spiegato tante cose: per esempio, che non esiste alcuna normativa europea la quale preveda il numero chiuso. La norma, in virtù della quale il Ministero dell’Università e della Ricerca difende questo criterio, indica soltanto la necessità di una formazione altamente specifica e del tirocinio, per i laureandi nelle scienze mediche ed odontoiatriche. Tant’è vero che l’Italia è l’unico paese d’Europa il quale fissa un tetto massimo di iscrizioni per la metà dei corsi di laurea attivi sul territorio nazionale. Lo fa violando gli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione. Lo fa richiedendo ai cittadini di adattarsi alla carenza di strutture, e non risolvendo la carenza di strutture a favore dei cittadini.
In Francia, Austria e Germania tutti possono iscriversi al primo anno, e devono sostenere un numero determinato d’esami per poter passare al successivo.
La gente è stanca di delegare ad una classe politica fuori del mondo.
Martedì, alla vigilia di San Gennaro, saremo tutti in piazza a Roma davanti al Ministero dell’Università e della Ricerca a far sentire la nostra voce. Chi volesse venire, può chiedere informazioni a roberta.russo@udunapoli.com.
Michele Di Mauro